Quote rosa al mercatino

settembre 8, 2008

Procedendo a rilento per i motivi che ho scritto qui sotto, vedo che non ho ancora inserito tre delle quattro finaliste del Campiello di quest’anno. Faccio ammenda e prometto di procedere quanto prima a cercare qualcosa delle loro voci in rete. Perchè, fra i criteri espliciti o meno di questo elenco, c’è appunto quello che riguarda la capacità delle donne che scrivono pubblicando libri di parlare in prima persona attraverso internet, capacità che non è da tutte (ma anche da tutti), visto che molte di quelle che ho già inserito sono identificate da link che parlano di oppure a loro, ma di siti tenuti da altri.

Bon.

Il Campiello 2008, dicevo. Quello, molto triste, delle quote rosa.

A questo proposito non posso non segnalare l’illuminante esperienza di lettura descritta da Gabrilù nel suo post in Non soloproust.

Altro riferimento. Accapo.

Nel Domenicale del Sole24ore di ieri, ci stanno due paginoni su Questioni di genere. E ci sta un articoletto di Melania Mazzucco intitolato La “differenza” la fa il mercato.

Mi sembra ellittico e un po’ sghembo, il che non è di per sè, un difetto. Ma il punto è che dice e non dice, accenna, allude e poi devia e svia. Mi sembra che alcuni passi andrebbero approfonditi:

“L’aggettivo ‘femminile': tanto ossequiato in società – assume in letteratura una connotazione negativa. Diventa sinonimo di evasivo, consolatorio, zuccheroso. E tale è ancora adesso. E’ vero che esiste ‘il libro per signora': ha caratteristiche tipiche, che non starò qui a descrivere. Ma esiste anche il ‘libro da uomo': altrettanto stereotipato e banale, e nessuno lo fa notare, anzi, viene spesso contrabbandato per letteratura di qualità. L’aggettivo ‘maschile’ non viene mai evocato.

Il fatto è che il genere influenza anche la lettura. Per lo più uomini e donne non leggono gli stessi libri. Sarebbe ora di affermare una verità molto semplice, che non ha a che fare col genere, ma col mercato.”

Ed è a questo punto che la Mazzucco si incarta a parlare di letteratura artigianato e letteratura di serie andando banalmente fuori tema rispetto a questa sbandierata “verità molto semplice” .

Una mia amica molto prof delle medie sta leggendo Vita della Mazzucco. Dice che le sta piacendo molto. Io non l’ho letta. Boh.


Scritture azzurro pallido

settembre 3, 2008

Dicevo (ma l’ho davvero detto? o l’ho solo pensato?) che è difficile mandare avanti questo catalogo perchè lo specifico della scrittura femminile, purtroppo, guardandola così da vicino, non riesce a staccarsi di dosso l’etichetta di minorità che porta appicciccata addosso. Fatte le debite, storiche e di solito internazionalissime eccezioni. E ti viene da chiederti perchè mai fare un catalogo di simili insignificanze. Perchè mai tener duro a non voler giudicare, frenarsi, turarsi il naso e continuare a rimestare.  Tant’è.  Non mollo. Lascio solo ogni tanto.

E, intanto, prendo a prestito parole non mie che illuminano la strada. Strada… Viuzza.

Resta il fatto che quanto ha scritto alcor riferendosi alla scrittura femminile, in gran parte può riferirsi anche alle parole pubblicate vendute e riverite dei maschi, in particolare nostrani, pure se di solito non parlano molto delle nonne e delle genealogie familiari.

“…Tra l’altro riconosco una certa vocazione narrativa  proprio alle donne, anche se raramente, almeno qui da noi, dopo aver scritto un buon romanzo di grande leggibilità facendo ricorso a tutte le loro competenze familiari, psicologiche e anche storiche, riescono a farne un secondo altrettanto buono.
E perché?

Perché non hanno molte idee su cosa sia la letteratura, ma molte e intimamente vissute di cosa sia il raccontare, la cura, l’attenzione sensibile e sentimentale al mondo che le circonda. Del resto anche nelle famiglie i racconti sono demandati alle donne, vere custodi delle genealogie. Ma una volta detto tutto, e in questi romanzi di esordio si dice quasi tutto, non resta quasi più niente da dire.
Parlo soprattutto per le nostre scrittrici, che nei paesi di tradizione più narrativa sono anche più professionali e prolifiche.
Generalizzo un po’, o anche molto, mi rendo conto, ma le eccezioni qui mi interessano poco.
Cosa manca, di solito, a questi libri per essere definiti letteratura?
La riflessione sulla forma, che è riflessione sul mondo.
Quando si applica a una narrazione una vecchia forma sicura, garantita, aproblematica, si possono fare buoni malloppi, ma se uno cerca l’idea, e non dico la grande idea, che è data a pochi, ma una buona idea, e non solo un buon congegno narrativo, non la si trova. Il libro resta un prodotto che segna il passo da un punto di vista conoscitivo, e l’aspetto conoscitivo, e non semplicemente conoscitivo di piccole esperienze familiari, ma conoscitivo del mondo, viene a mancare, e così anche le menti segnano il passo.
Tutti questi prodotti editoriali ben fatti servono solo a riempire gli interstizi del tempo libero, non smuovono niente, non producono niente se non se stessi, cosa che la letteratura invece non fa, perché accompagna il suo tempo criticamente, anche quando scrive di cose passate, ma le filtra, cercando e nei casi migliori trovando un nuovo punto di vista, un nuovo linguaggio, una angolazione illuminante, non la ripetizione di un punto di vista stantio, di un linguaggio banale e consunto, di un’angolazione sempre uguale e passivamente rivisitata.


Un anno dopo

agosto 25, 2008

L’estate scorsa aprivo questo sito piena di intenzioni pressoché enciclopediche ma anche consapevole che tale genere di intenzioni ha il carattere di un fuoco di paglia. Troppi gli ostacoli.  Il tempo prima di tutto – anche perché ho un’irrimediabile connessione lenta.  Poi l’immersione in un mare magnum che si allarga sempre di più e che rende disperante ogni navigazione: più ti sposti fra i siti, i nomi, i libri, le uscite, più ti sembra di stare ferma.

E infine il senso di tutto ciò. Ma questo è il punto meno problematico. Proprio perché è un’operazione praticamente dissennata e tanto vale accettarla per ciò che é.

Ma quello che risulta più difficile é mantenere una totale mancanza di giudizio: non soppesare, non valutare, non costernarsi. Mentre la maggior parte delle voci qui elencate indurrebbero, invece, a urlare forte la rabbia per il fatto che la scrittura “femminile” ha troppo spesso quel colorino azzurro pallido. Poi una rinviene e si dice che anche quella maschile, in effetti …

Così oggi ho ricominciato, per puro caso e senza alcuna intenzione. Ho ricominciato a rincorrere nomi sul web, ho ricominciato a navigare.


Un alfabeto per la scrittura delle donne

settembre 9, 2007

Nessuna intenzione di essere esaustiva, scientifica, professorale. Nessuno studio di gender literature, di una qualche scrittrice in particolare, nessuna disamina critica. Solo un elenco e, se trovo, una data di nascita, un sito, una riga di spiegazione. E’ un repertorio personale,  un tentativo di soddisfare una mia curiosità sulle donne che scrivono e pubblicano oggi.  

Senza pregiudizi di genere (letterario) o di numero (di libri pubblicati), seguo l’ordine alfabetico. Cercando un’ulteriore classificazione, avevo pensato, in un primo tempo, di adottare un criterio anagrafico, legato alle generazioni, ma poi ho preferito un semplice criterio cronologico di pubblicazione. Ha un che di più sorprendente perchè si possono ricavare le interpretazioni più varie dal fatto che una cinquantenne inizi a pubblicare oggi, a fianco di una ventenne.

Ecco, perciò, un elenco di donne italiane (o che hanno scelto di scrivere in italiano) che hanno  iniziato a pubblicare, su carta,  nella seconda metà del ‘900 fino al 1999 (Dal XX secolo )  e  donne italiane, o che hanno scelto di scrivere in italiano, che hanno cominciato a pubblicare nel XXI secolo (Dal XXI secolo) .  

Ho cominciato questo elenco il 14 luglio 2007, con una pagina aperta sul mio blog.  Avevo iniziato scrivendo in diretta e non su una pagina di file. Sono andata all’impronta, sull’onda di un’ispirazione improvvisa davanti al pc di un pomeriggio estivo finalmente vuoto. Dapprima ho aperto google e poi aNobii che pensavo potesse essere utile per questi scopi compilativi, e invece no: il gruppo Scritture di donne  faceva perdere tempo. Ho guardato nella mia libreria (uhm, scrittrici italiane contemporanee-contemporaneissime: pochine, Untitl.Ed a parte). Poi sono andata sui blog.

Per ciascuna ho scelto di mettere  un link, perciò mancano scrittrici di cui, a mia conoscenza,  non è reperibile una voce in rete. Se c’è, privilegio il blog oppure il wiki, rispetto a un eventuale sito personale, che pure inserisco.  Anche il rapporto che queste donne hanno con la rete è interessante da discutere.  

Ma l”accumulo dei link su una sola pagina  era diventato difficile da gestire, e alla fine di agosto quella paginona ha fatto crack. Così è nato questo blog in continuo aggiornamento, magari con la collaborazione di quelli che passano di qui.

Riassumo i CRITERI  (transitoriamente definitivi) di INCLUSIONE  e di ESCLUSIONE dall’ELENCO:

- verranno incluse (col tempo, eh, col tempo)  tutte le scrittrici  che abbiano pubblicato almeno un libro intero, con qualunque casa editrice

- verranno escluse (purtroppo, ma sennò non se ne verrà a capo proprio mai mai) tutte coloro che abbiano pubblicato solo on-line e/o su carta ma solo in antologie, raccolte collettive, riviste

- verranno incluse tutte coloro che abbiano pubblicato narrativa a vario titolo, poesia, teatro;  l’inserimento nel XX o nel XXI secolo per coloro che abbiano pubblicato di tutto e di più, dipende dal secolo d’esordio in uno di questi campi

- verranno escluse (sempre per venirne, forse, un giorno, a capo) tutte coloro che abbiano pubblicato solo saggistica a vario titolo, manualistica, giornalistica, divulgativistica (non esiste? embè? se serve si crea)

- verranno incluse anche coloro che, nella vita, siano note come “altro” da: ”scrittrici” . Perchè, siccome non si campa di letteratura  (se non nell’1% dei casi, stima non scientifica ma a lume di naso – e si sappia che sono anosmica), non vedo perchè sia ammissibile inserire la dottoressa, l’inscatolatrice di conserve, l’insegnante, la maitresse, l’architetta, l’infermiera e la commessa e non, ad esempio, la comica, l’atleta, la presentatrice tivvù, la nana e la ballerina (però Romina Power, per il momento, non ce la metto. E non insistete).

Un dubbio però ce l’ho:

ce la metto la Littizzetto? Qualcuno mi consigli.

Intanto, ringrazio tutti coloro che hanno contribuito fino ad ora con i loro suggerimenti e il loro sostegno:
(in ordine di apparizione)
par3rgon,   PlacidaMitì,   untitled_io,   Matteo,   calais,   cinzia pierangelini,  riccionascosto, pessimesempio,  sandro, demetrio, Anna Lamberti Bocconi, cristiana alicata, Fede, anna simm., antonella, aida.


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